Credo che in questo momento, la mia anima sta vagando in uno spazio nero, vuoto, dove, sinceramente, non intravvedo nemmeno uno spiraglio di luce. La mia interiorità sta morendo e ho paura che diventi una persona vuota come tanti corpi umani sparsi per il mondo. Oltre a lavorare duramente in questa vita terrena, impegnandomi nella mia professione, devo affrontare (come tutti) anche il mestiere di vivere; un lavoro che tutte le persone (di questo vile mondo) sono coinvolte e impegnate nel superare gli esami giornalieri che offre, senza sconti per nessuno...

Mi scuso vivamente con il mio povero blog, perchè ultimamente l'ho trascurato tantissimo, senza dedicargli alcuna cura. Il mio ritorno a Pesaro da quel breve soggiorno a Parigi, non ha sbloccato le fonti della mia ispirazione. Spero che questa nuova stagione blogghistica 2004/2005, appena iniziata, mi apra le porte dell'estro, per viaggiare nuovamente sulle splendide ali delle parole, in cerca di nuovi territori astratti.
In attesa di una risposta, me ne sto a riposare nella prigione oscura della non-ispirazione...

Come ogni giorno di vacanza che si rispetti, mi sveglio alle 12,30, devastato da una notte "brava" passata in un locale vicino l'appartamento in cui alloggio; Lucilla mi prepara un caffè e all'improvviso sembro resuscitare al solo profumo dell'aroma di caffè, tanto che balzo giù dal letto, e di gran corsa mi precipito in cucina a gustarmi questa preziosa bevanda tanto amata in tutto il mondo. Dopo una rapida doccia, accompagno Lucilla al supermarket per fare compere di viveri per il nostro misero pranzo; prendo un carrello e mi dirigo verso il reparto degli alimentari che, a vederlo di prima impressione non aveva una grande scelta di prodotti, ma ci accontentiamo e prendiamo il minimo necessario.
All'uscita del supermarket, sostava un barbone con il suo consueto cappello per le offerte; da buon sammaritano gli offro 3 euro e mi ringrazia con un "merci". Quel "merci" aveva qualcosa di famigliare e non riuscivo a collegare la faccenda; ad un tratto ritorno indietro e gli chiedo ,(ovviamente in francese), da che luogo provenisse. Alza la testa e mi guarda attentamente negli occhi e incomincia a muovere quelle finissime labbra:"Je suis italienne...". Il mio dubbio aveva avuto ragione, quel qualcosa di familiare era l'accento italiano. Al termine di quella clamorosa risposta, gli rivelo che pure io ero italiano, ma adottato, e improvvisamente gli occhi dell'uomo incominciarono a brillare e farmi intuire la sua nostalgia per il suo Paese. "Vengo da Roma e sono in viaggio per il mondo, potevo vivere una bella vita agiata, ma ho preferito la strada; ho lasciato la mia famiglia da tanto tempo e per ora ritornare in Italia sarebbe un passo falso, perchè non si può ritornare indietro...", rimango perplesso davanti a quel suo sfogo personale e sto impalato , senza avere il coraggio di rivolgergli una sola parola, lui vedendomi in quello stato, mi dice:" E' meglio che tu vada, non mi piace incontrare italiani, perchè non voglio altri rancori per l'Italia... Adieu"- e io contraccambio il saluto con un semplice "adieu".
Lucilla mi stava aspettando, impaziente, una decina di metri più avanti e mi chiese perchè avevo assunto quella faccia pensierosa; non sapevo cosa risponderle, non era il momento giusto per raccontarle la storia del barbone, e le dissi:" Ci siamo dimenticati di comprare qualche altra cosa?".
E finalmente eccomi nella città degli artisti e degli sbandati come me: Parigi!!! Je t'aime Paris... Dopo un velocissimo volo diretto, Bologna-Parigi, la mia anima si ritrova a casa, sono nel Paese in cui sono nato, nella città in cui mi ha ospitato nelle mie prime fughe adolescenziali fuori casa; l'aria è diversa da quella che respiro a Pesaro, ma credo che sia salutare per il mio spirito, e indubbiamente lugubre per il i miei polmoni.
In questa trasferta parigina, mi sono fatto accompagnare dalla mia cara amica Lucilla; in aereo mi ha confidato che questo viaggio per lei significava l'incoronazione di un suo sogno nel cassetto: ammirare la bellezza della torre Eiffel. All'uscita dall'aeroporto prendiamo un taxi, guidato da un giovane magrebino, il quale ci trasporta fino all'appartamento di Marie, una mia ex fidanzata parigina; per motivi vacanzieri era fuori Parigi e molto cortesemente mi aveva lasciato le chiavi del suo appartamento per questo breve soggiorno francese. L'appartamento è abbastanza grande e arredato con molta cura. L'oggetto principe che conia l'arredamento della sua dimora è il libro; libri dappertutto!!! Marie è una mangia-libri, potrebbe divorare una quindicina di libri al mese, nonostante lavori giorno e notte in un bar sulle rive della Senna.
Dopo aver posto le valige sopra il nostro letto, Lucilla freme di uscire di casa per esaudire uno dei vizi capitali delle donne: lo shopping. Tramite un autobus affollato di turisti e piccoli rapinatori, raggiungiamo il centro della città. Ad un tratto Lucilla si ferma in mezzo al marciapiede e il suo bel viso incomincia a commuoversi; il suo desiderio che teneva nel cassetto da tanto tempo si stava per esaudire, quella bellezza metallica slanciata verso il cielo, che tutto il mondo chiama Torre Eiffel si mostrava davanti a lei. Quei splendidi occhioni verdi erano diventati come due meravigliose gemme luccicanti, che in quel momento mi lasciarono senza fiato...
Viva la France e viva la mia Lucilla
Rieccomi qua, dopo quattro giorni di assenza all'insegna del divertimento più sfrenato: feste sulla spiaggia, afterhour in locali afro e tanto altro... Mi sono liberato dei sudici vestiti casalinghi per indossare quelli dell'irrazionalità e della spensieratezza, guidato dalla mia mente che finalmente si dichiarava libera da tutti i pensieri e preoccupazioni. A fanculo tutto, a fanculo il mondo, a fanculo il lavoro, lo studio e viva il divertimento, il dolce far niente e la mia amata musica; senza di essa non saprei come vivere, lei ti spedisce in mondi straordinari che è impossibile descrivere con l'uso delle parole. Se tutto il mondo smettesse di lavorare e di guadagnare soldi su soldi, ma pensasse solo a divertirsi, sicuramente le guerre, e tutti i mali che affliggono questo dannato pianeta sarebbero già cessate da un bel pezzo; ogni giorno una festa, dimenticando tutto, dolori dispiaceri e volare con le ali della spensieratezza...
p.s.: questo qui sopra è il sottoscritto...

Il campanile rintocca le due del pomeriggio e il mio quartiere sembra un deserto;perfino i gatti non osano uscire allo scoperte per sfidare l'elevata temperatura. Si percepisce il rumore metallico di pentole e posate, sicuramente qualche massaia li sta riponendo al loro posto, dopo aver sfidato l'avventura terribile di un infernale e caldo pranzo. Nella strada principale, a parte qualche ragazzino in motorino diretto alle spiagge, il transito di veicoli e persone è assente e il bar semivuoto sembra l'unica fonte di vita in mezzo a questo agglomerato di case e palazzi.
Mentre mi gusto questo raro scenario che si delinea davanti ai miei occhi, il mio cane mi raggiunge sul terrazzo; credo che anche lui, dopo tante giornate di inquinamento acustico, sia venuto a godersi lo spettacolo del silenzio diurno...
Completamente denudato delle mie vesti, il caldo pretende di togliermi pure la pelle.... nooo questo noooo. Bagnato dal sudore, tentenno nel premere le lettere della tastiera e comporre una frase sensata; l'ispirazione per le composizioni "no-sense" si possono avere nei momenti di afa, quando il cervello si arrende alle elevate temperature e le frasi senza logica ti escono naturalmente. Se ci fosse Marzullo mi chiederebbe: la vita è un "no-sense" o il "no-sense" è la nostra vita? Beh in questo momento gli risponderei solamente che non sono connesso alla rete della mia mente.
Ieri notte ho guardato il cielo stellato in riva al mare e, a dir la verità, mi sono emozionato; era da tanto tempo che non ammiravo la bellezza e la perfezione del cosmo notturno in una sera d'estate, ma oramai il progresso illogico dell'uomo con il suo inquinamento luminoso, ci toglierà pure questo gran dono di Madre Natura. Mentre osservavo il cielo, credo di aver fumato una decina di sigarette in compagnia di una mia amica; eravamo semplicemente estasiati da quella visione notturna, tanto che Lucilla prese dalla sua borsa carta e penna per comporre una poesia e qualche pensiero in memoria di quella magica notte. Certamente non le mancava l'ispirazione e scriveva soavemente sotto il dolce canto del movimento del mare e il leggero vento che le accarezzava i capelli; Lucilla è mora e ha gli occhi verdi e quando guardava in alto per mirare le stelle era bellissima. E' bastato il fascino di una notte stellata a rasserenarmi l'anima dopo i brutti turbamenti che ho subito ultimamente e certamente devo dire grazie a Madre Natura...

Girovagando per la blogosfera italiana, mi è saltato ben in vista la grandezza del popolo di giornalisti e opinionisti che usano il blog come strumento d'informazione o come diario personale (rari casi). E ora mi chiedo, perchè gli addetti al giornalismo italiano fanno uso quotidianamente del blog? Un brutto dubbio mi è venuto riflettendo sulla libertà di stampa e i suoi derivati; in questo periodo, la libertà di pensiero e di stampa sta attraversando un orribile momentaccio sulla scena dei grandi canali d'informazione italiana e, conseguentemente, il blog rappresenterebbe una valvola di sfogo per il giornalista che ogni giorno deve riflettere attentamente sui contenuti del suo articolo rispettando le leggi del suo finanziatore.
Tirando la somma del'operazione, ci risulta che in Italia non esiste libertà di stampa e il suo unico spiraglio di speranza è simboleggiato da una figura virtuale: il BLOG.
Volevo citare una bella e tremenda poesia di Artaud: un poeta che mi ha fatto e mi fa ancora sognare...
Poeta Nero
Antonin Artaud
Ti assilla un seno di vergine,
poeta nero,
poeta inacidito, mentre la vita bolle
e la città arde,
e il cielo si riassorbe in pioggia,
e la tua penna graffia al cuore della vita.
Foresta, foresta brulicante d’occhi
sui pinoli disseminati;
chiome di bufera, i poeti
inforcano cavalli e cani.
Gli occhi si infuriano, le lingue girano
il cielo fluisce nelle narici
come un latte nutriente e azzurro;
io sono appeso alle vostre bocche
donne, aspri cuori di aceto.
I poeti alzano mani
dove tremano vivi vetrioli,
sulle tavole l’idolo cielo
si inarca, e il sesso sottile
immerge una lingua di ghiaccio
in ogni foro, in ogni spazio
che il cielo avanzando lascia.
La terra è tutta smerdata di anime
e di donne dal sesso grazioso
dove piccoli cadaveri
scartano le loro mummie.
Credo che non ci siano commenti da fare di fronte alla bellezza di questa poesia e all'altrettanto coraggio del poeta. Artaud poeta francese della prima metà del '900 era dipendente dalla droga e presentava dei mali psichici, ma alla lettura delle sue opere, ci resta solo che ammirare la loro bellezza ribelle.
Salve a tutti, questo post è il primo mattone di un blog che costruirò, utilizzando i migliori materiali in circolazione: racconti, poesie, deliri.... Helmer sarà un contenitore quotidiano di emozioni che provengono dal profondo dell'anima e al tempo stesso uno sfogo per fuggire dalla mediocre realtà che ogni giorno mi circonda. Solitamente scrivo di notte perchè quando il sole scompare mi sciolgo della mia durezza diurna e incomincio a esternare i miei sentimenti, i quali nascono dopo un resoconto della giornata.
Ora tutti si chiederanno: chi è Helmer? Helmer è il nome d'arte di un blogger italo-francese (il sottoscritto) in rotta con il mondo perbenista e provinciale, ma in viaggio negli ambienti più lucubri e criminali di questo mondo...